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giovedì 22 settembre 2011

Calda estate (dove sei)

Ovvero le otto cose da non fare (o che sarebbe meglio fare) in Irlanda arrivando dal Bel Paese;
Ovvero otto delle mie tappe irlandesi di quest'estate.

1- Fidarsi della guida, ma non ciecamente (vedi punto 6).
Se vi siete presi il disturbo di ignorare la vecchia guida usata da vostro zio "signorino" per la vacanza in moto nel 1967, quella, per capirci, che segnala gli stripclub sulle mappe con una stellina, e siete entrati in libreria per comprare una guida turistica, leggetela.
No, non basta guardare le figure e i siti web per i Bed&Breakfast: so che pensate di non averne bisogno, che cosa vorrà mai saperne uno scrittore di guide turistiche? Beh, più di voi di sicuro, perciò leggetela.
Così magari vi eviterete le ventiquattr'ore più insipide della vostra vita a Cork, la mia prima tappa, scelta perché "alternativa"..

2- In Irlanda niente è davvero "alternativo".
La vostra geniale idea di tappa fuori dai percorsi battuti dal turismo di massa sarà già stata quanto meno segnalata e illustrata su un dépliant, ma questo non la renderà meno interessante: prendete pure il pullman per Glengariff, Casteltownbere o qualche altro paesino dal nome buffo, non mancherà di sorprendervi.

3- La vita (sobria) finisce alle 17:00.
Alle 17:05 per strada ci saranno solo covoni di paglia (umida di pioggia) mossi dal vento e porte che si chiudono. Per scorgere altri esseri viventi, conviene fare un salto al pub o fare amicizia con le mucche.
Quelle delle rovine dell'Abbazia di Cashel sono discretamente socievoli.

4- Abbattete la timidezza e ubriacate pure di domanda i gentili impiegati dell'ufficio turistico.
Saranno sempre felicissimi di aiutarvi. Se non capite qualcosa, non si renderanno più comprensibili, ma si ripeteranno all'infinito. E vi aiuteranno a risolvere qualsiasi problema organizzativo.
Penso che porterò all'impiegata dell'ufficio del turismo di Kilkenny la mia dichiarazione dei redditi dell'anno prossimo.

5- Dublino sta all'Irlanda come vostra suocera a tutte le altre donne del pianeta.
Come la suocera non è una donna, ma una fiera a tre teste assetata di sangue, a Dublino non troverete simpatici buontemponi dalle guance rubizze ad accogliervi come nel resto del paese.
Certo, alle 17:05 la gente sarà ancora in giro e i negozi saranno aperti, ma il dublinese m'è parso un po' stufo del turista. Infondo voi siete in vacanza, lui no.

6- Non fatevi prendere dalla frenesia del "DEVO vedere TUTTO!"
Non si può. Punto.
O avete almeno tre mesi, l'american express in fogli di diamante e i piedi di un hobbit, oppure rassegnatevi, non potrete vedere ogni singola attrattiva di questo meraviglioso paese. Ce ne sono troppe! E, a dire il vero, non tutte valgono la fatica, come il Castello di Dunboy, vicino a Castletownbere, che non vale certo cinque chilometri sotto una moderata pioggerella all'andata e altri cinque sotto il fottuto tsunami al ritorno fatti a piedi, con una maglia di cotone addosso e basta (vedi punto 8), essendo costituito da quattro sassi e tanto prato.
Molto meglio la Bera Island, nella stessa baia, proprio davanti al Castello, ignorata però dalla (mia) guida (ecco perché non fidarsene ciecamente!).

7- Prendetevela bassa.

Non vale la pena farsi un tour de force assurdo per dire "ci sono stato" o per fare le foto più fighe. E guardate i posti che visitate, non aspettate di essere a casa davanti al pc per vederli sul vostro bel 21' ultrapiatto! Siete ora in Irlanda, non ci sarete più il primo settembre, ma sarete in ufficio a fingere di che il vostro capo non abbia un alito demoniaco!
Mettete giù quelle macchinette: si fan tante battute sui Giapponesi in vacanza, e gli unici pecoroni che ho incrociato alla Rocca di Cashel che non facevano altro che fotografare (anche i pannelli che coprivano le impalcature dei restauratori!) erano Italiani!

8- La valigia intelligente
.
Il mio consiglio è: visto che vale la pena spostarsi spesso, portate il meno possibile. Che non significa una mutanda ogni tre giorni, ma neanche tre outfit completi per ogni giornata di permanenza.
E non dimenticate a casa il k-way, o la giacca a vento, o anche solo la mantellina impermeabile, altrimenti - come la sottoscritta - avrete innumerevoli occasioni per pentirvene e infiniti anatemi da scagliare al cielo grigio, mentre magari state scarpinando per il sentiero che gira attorno ai laghi di Glendaloch, bagnati come pulcini, convinti che, abbandonati alla fatica e agli stenti, scivolerete in quel pantano freddo e ritroveranno le vostre spoglie a primavera di un anno indefinito, quando i vostri vestiti saranno passati di moda. 

la mia amica uacca di Cashel

mercoledì 10 agosto 2011

Cornflake girl

Un anno fa ero esattamente al punto in cui sono ora: in procinto di partire.
E vado nello stesso posto!

I sogni sono rimasti gli stessi.. ma non mi sento come cristallizzata. C'è stata un'evoluzione, una liberazione: più libri letti, alcune cose imparate, il gatto è cresciuto.

Ora sono ancora seduta sul divano, è la prima volta che parto tanto tardi da potermi godere il pranzo a casa e un paio di puntate di serial tv prima del volo.

La vera differenza, rispetto all'anno scorso, è che non so davvero se torno a questo giro.



martedì 31 agosto 2010

Whiskey in the Jar


A Belfast i marciapiedi sono grigio chiaro, con delle enormi piastrellone di cemento.
Esci dalla stazione dei bus, cerchi il centro e ti imbatti nell'Opera House, poi in questi palazzoni chiari, ti infili in direzione Town Hall e scopri che il municipio sembra una residenza reale, con quel pratino verde gremito di adolescenti emo sorridenti sui quali veglia un'enorme statua della Regina Vittoria.
Ingenuamente pensavo di trovarmi in un posto triste, segnato dalla storia recente, invece quello che ho davanti è un sano ottimismo.
 
Vado verso ovest, e man mano che mi avvicino a Derry la storia che pensavo di trovare a Belfast si fa sempre più evidente, nei cartelloni stradali modificati con lo spray Londonderry e nelle bandiere della Repubblica.
La città è bellissima, anche se la giornata è grigia e devo fare i conti con lo zaino ingombrante, la storia è nell'aria. Sarà che mi sono addentrata nel Bogside, sarà che sono andata proprio dove.. Oggi ci sono i turisti, davanti ai murales vedi gruppetti di anziani in gita che ascoltano una guida recitare per l'ennesima volta la storia ormai un po' consumata.

Lascio l'Ulster e proseguo verso nord.
 
Arrivo a Dunfanaghy, scendo dal pullman e chiedo all'autista dove sia l'ostello della gioventù. Mi ci porta – è cinque chilometri più in giù.
Dunfanaghy è una tappa importante nel mio viaggio, perché faccio due cose che non mi appartengono: violazione di proprietà privata e autostop. La prima per ammirare il lago – mai stata più contenta di violare la legge (e infastidire le pecore) - la seconda perché tornare all'ostello dopo cinque ore di passeggiata sotto l'acqua non sarebbe stato divertente.
 
A circa un chilometro dalla città parte un sentiero che percorre buona parte dell'Horn Head: lo prendo con le mie scarpette da città e la mia felpetta estiva. Il mio ottimismo, nonostante un'adorabile ora e mezza passata in spiaggia, con i piedi nel Mare del Nord che mi causerà 12 ore febbricitanti, viene scalzato dopo circa tre ore dalla carcassa di una pecora che incontro sul mio sentiero.
Ma sono qui a scriverne, evidentemente sono più scaltra di una pecora.

Da questa campagna meravigliosa riparto verso Galway e le Aran Islands, dove ustionerò la mia candida pelle color maialino al delicato sole d'Irlanda camminando per raggiungere una fortezza a picco sul mare.

Dopo Galway sarà la volta di Dublino, del Temple Bar, del Trinity College (fonte d'ispirazione universitaria.. passa subito, non preoccupatevi), degli artisti di strada, dei musei e delle gallerie d'arte, della Guinness e delle chiese.
Ho persino toccato il dito di una mummia.



..alle mie spalle solo pecore piuttosto nervose..