Visualizzazione post con etichetta my Disney family. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta my Disney family. Mostra tutti i post

lunedì 14 marzo 2011

Icicle

All'ingresso visitatori  dell'ospedale di A. si arriva attraversando viale e controviale, bisogna stare attenti alle auto che arrivano pensandosi in tangenziale, ma ci si deve buttare con piglio sicuro sulle strisce, è una prova di forza, non bisogna farsi intimorire dai fari.
Si entra per una rampa stretta, sotto una tettoia, devi fermarti per far passare chi scende, due persone faticano a passare a tempo.
La prima accoglienza, una volta varcato il cancelletto sulla rampa, viene dall'odore acre del fumo che impregna le pareti e lo stucco sul muro esterno, l'odore delle preoccupazioni, del dolore, della rassegnazione.
E poi entri e c'è il disinfettante.
Il disinfettante ti accompagna per i corridoi anni cinquanta, per quel grigio solido che s'appoggia alle pareti, sulle le finestre con gli infissi bianchi, sui pavimenti lisci, sulle scale a che si arrampicano attorno all'ascensore, sugli scalini sempre grigi.
Sono tutti uguali gli ospedali, tranne quelli nuovissimi, che sono moderni, asettici, privi di storia e paura.
Anche i corridoi dei reparti sono tutti uguali, tutte le infermiere con la divisa di cotone, gli zoccoli bianchi, i capelli arruffati, i medici seriosi e preoccupati.
E poi ci sono le persone.
Gli altri.
Quelli che vedi e non sei mai tu, quelli da cui distogli lo sguardo perché ti inventi un pudore che è in realtà il timore che a te non capiti niente del genere, come se la vista lo trasmettesse.
E gli altri sono anche i parenti degli altri ricoverati, che stanno lì, con gli occhi segnati e la preoccupazione nelle mani, che aspettano, sempre.
Una visita, un referto, una flebo.
Non mi piace l'ospedale di A.
Non mi piace nessun ospedale.
Non mi piace essere un'altra.


mercoledì 2 marzo 2011

I can't stand losing you

Io sono di parte, lo so.
Sono di parte perché amo le mani di quest'uomo, amo il modo in cui le muove, la precisione quasi autistica nel rollarsi il Golden Virginia e cosa ne esce quando scrive.
Lo sono perché so già che mi piacerà, ho dato un'occhiata alla prima stesura e so che gioca con le parole come un baro muove le tre carte agli angoli di strada.
Quindi sapere che sta per uscire, sapere che tra poco tutti lo potranno leggere, un po' mi ingelosice, lo ammetto.

lunedì 17 maggio 2010

New Shoes

Ieri mi sono comprata un paio di All Star. Il mio primo paio di All Star. Va bene, niente di eccezionale, migliaia di persone ogni giorno fanno la stessa cosa e non ci ricamano intorno. Manco mi fossi comprata un paio di Manolo -  per quelle celebrerò, e alla grande.
E' una piccola celebrazione che mi fa ridere - dentro, mica fuori - perché la mia è sempre stata la casa delle "specie di".
Una specie di All Star, che non sono All Star ma che ci somigliano. Una specie di arrosto, una specie di torta margherita ma con lo yogurth al posto del burro.
E lo dico con un grande grande grande affetto nei confronti di quella donna buffa che è la mia mamma che ci ha allevati con degli ottimi surrogati di vita.
Polaroid di quel periodo: sono appena finiti gli anni '80, di paninari non se ne vedono più molti in giro, fortunatamente solo qualche inossidabile sbadato che non s'è accorto che il bomber, le timberland e il burghi hanno lasciato il passo ad altre mode.
Noi, io e il mio fratellone, viviamo in questa provincia borderline, borderline perché sta, appunto, sul confine tra Piemonte e Lombardia e un po' fatica a capire se fare capo alla tradizione della bagna càuda o della cassoeula, provincia perché è provincia, punto, nessuna speranza cosmopolita.
Quello che puoi fare in questo posto è cercare di vivere al meglio delle possibilità che ti offre la cittadina, come le vasche in centro il sabato pomeriggio quale massima espressione di vita sociale, momento che necessita di una divisa formale, come i jeans firmati o le scarpe firmate, mentre, dall'altra parte della barricata, a rappresentare lo zoccolo duro del matusa ottuso contro noi giovani nostra madre, che non vedeva nessuna differenza tra un paio di All Star e un paio di Podio. E ci comprava le Podio, naturalmente.