mercoledì 13 luglio 2011

Madness of love

Di jazz capisco veramente poco, in generale, di musica “alta” capisco poco: jazz, blues, classica.. Sono mari quasi del tutto inesplorati per quanto mi riguarda.
Ho un buon istinto, però, per i concerti e finora quelli che ho visto decidendo di pancia e non di testa mi hanno dato soddisfazioni, per cui ho pensato bene di reclutare due socie che potessero apprezzare il genere e mi sono regalata Raphael Gualazzi.
Avevo un po' di preconcetti, certo: sarà sicuramente il solito artista snob e freddo sul palco, ci farà cadere dall'alto la sua musica eletta e neanche degnerà di uno sguardo questo pubblico di provincia, questo pubblico di provincia sarà freddo e insensibile perché si sa, la provincia inaridisce.
Avevo torto marcio.
Il concerto non è stato un concerto ma una festa, aveva quell'umore che ti davano gli Aristogatti che suonavano “Tutti quanti vogliono fare il jazz” e lui, intimidito dalle attenzioni tra un pezzo e l'altro, sembrava trasformarsi una volta poggiate le dita sul pianoforte, cambiare faccia, attraversato dall'energia e dalla scarica di adrenalina.
Anche il pubblico, con i propri tempi, s'è scaldato: quando il gruppo è rientrato per la seconda volta timidamente s'è alzato ad applaudire, file di signore con la messinpiega e la camicetta di seta emozionate, branchi di paperelle ridacchianti davanti alla transenna quando è uscito dal camerino per firmare qualche autografo.



1 commenti:

Ombretta ha detto...

sì, è un fico!

Posta un commento